Grande Coppa Davis!


Il mio sogno è sempre stato quello di partecipare come incordatore ad un torneo del Grand Slam, ma, a esperienza finita, posso garantire che sotto molti punti di vista un’esperienza in Coppa Davis non ha rivali! E’ stata un’avventura incredibile!

Essere parte di una squadra, essere stato scelto direttamente dal team, essere a contatto quotidianamente con i giocatori, stare in panchina con loro è infatti qualcosa di straordinario!

Quando ho accettato l’offerta del capitano della squadra del Kazakistan, mi è stato fatto capire immediatamente che per loro sarebbe stata una sfida “storica”: essere tra le prime 8 squadre al mondo e giocare i quarti di finale a Ginevra contro il Dream Team di Federer e Wawrinka non li spaventava affatto. Volevano invece prepararsi nel migliore dei modi, senza tralasciare il minimo dettaglio, da qui la loro scelta di ingaggiare anche un incordatore di massimo livello.

La IRSA c'e'!

La IRSA c’e’!

Il primo approccio durante la settimana di allenamenti svolti a Bra (località scelta proprio per la presenza di campi in “duro”, per la distanza non eccessiva dalla Svizzera e per l’altitudine simile) ha confermato la prima impressione. Chiunque li avrebbe dati per spacciati, invece il team era convinto di potersela giocare.

Dal punto di vista tecnico il lavoro di incordatura non è stato “impossibile” e quasi tutto si è svolto secondo routine. Un centinaio di racchette incordate in 15 giorni (per 4 giocatori e 2 coach), una mole di lavoro tale che mi ha permesso di operare in tranquillità e con la massima qualità possibile, alla ricerca della perfezione.

Solo un giocatore aveva richieste “particolari”: soprannominato il “terrore degli incordatori” dai suoi compagni, è stato quello che alla fine mi ha dato più soddisfazione. E’ stato molto bello sentirsi dire dal capitano: “Sei il primo incordatore di cui non si lamenta, anzi è molto soddisfatto del tuo lavoro!”

In effetti il lavoro per lui non è stato semplice: racchette incordate ad ore prefissate, differenze di etti tra una racchetta e l’altra, cambi continui di tensione rispetto alle condizioni meteo e di gioco, anche poco prima degli incontri. In generale, però, anche gli altri giocatori si sono dimostrati molto attenti alla qualità del mio lavoro, proprio come si conviene a dei veri professionisti.

La difficoltà più grande durante le due settimane è stata quella di conquistare la fiducia del team e non vi nascondo che all’inizio un po’ di diffidenza c’era. Il caso però ha voluto che nella prima settimana abbia avuto modo di lavorare molto sul custom dei loro telai, e questo mi ha presentato nel migliore dei modi.

Avevo con me tutti i grommets di ricambio per le loro racchette, per alcuni di loro ho accoppiato le specifiche dei telai (peso, bilanciamento e swingweight), ma il lavoro più bello è stata la rimozione “chirurgica” di enormi detriti da una racchetta (che stava per essere buttata nel cestino a causa delle loro vibrazioni) e che dopo 4 ore di lavoro ho riconsegnato “perfetta”. Da tutto questo i giocatori hanno percepito che per qualsiasi problema io ero presente ed efficace e questo ha fatto la differenza. Mi ha fatto enorme piacere incordare per loro la domenica a match finiti: praticamente TUTTI i giocatori hanno voluto che io preparassi le loro racchette per la settimana successiva.

Nate Ferguson e Andrea Candusso

Nate Ferguson e Andrea Candusso

In generale, tutto il team ha lavorato bene e questo spiega l’ottimo risultato: si è creata un’atmosfera magica che ha  trascinato tutti. Arrivare la domenica mattina in vantaggio di 2 incontri ad 1 (battendo anche Re Federer in doppio) e vincere il primo set del quarto incontro contro Wawrinka ci ha portati veramente vicini alla vittoria, è mancato proprio un soffio; ecco, forse questo è l’unico rammarico, ma si sarebbe trattata di un’impresa epica!

Oltre alle nuove amicizie ed alla splendida esperienza professionale, sono tornato a casa con un po’ di cimeli: i più belli sicuramente il gagliardetto della squadra svizzera firmato dai giocatori e la busta della racchette gentilmente offerta da Roger… bella foto e breve scambio di parole anche con Nate Ferguson, anche lui sempre molto gentile, d’altronde, come si dice, “la classe non è acqua”!

Devo poi rivolgere un ringraziamento speciale agli amici che mi hanno offerto questa straordinaria possibilità! Tutto questo è il coronamento dei grandi investimenti sulla mia professionalità e dei duri sacrifici fatti nel corso degli anni, fatti sempre con passione e per amore per questo sport.

Ho la fortuna di aver raggiunto i massimi livelli ma l’obiettivo è continuare a migliorarmi quotidianamente, per dare il massimo ai miei clienti di tutti i giorni!

 


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